Protocollo BES 2017

Protocollo di accoglienza per alunni Bisogni Educativi Speciali

In riferimento alla normativa vigente, il protocollo di accoglienza descrive modalità e tempistiche relative all’inserimento, integrazione e permanenza nella nostra scuola degli alunni con Bisogni Educativi Speciali di varia natura: DSA, ADHD, alunni svantaggiati socialmente, alunni diversamente abili, borderline cognitivi e alunni con difficoltà derivanti dalla non conoscenza della lingua italiana.

Il protocollo persegue il fine di:

ü  chiarire i termini della collaborazione scuola/famiglia/alunno nel reciproco rispetto dei ruoli

ü  promuovere l’autostima personale dell’alunno e accompagnarlo nell’accettazione delle difficoltà per interagire consapevolmente nella società

ü  assicurare all’alunno strumenti adeguati per raggiungere il proprio successo formativo e il raggiungimento del più alto grado di autonomia possibile per decidere sul proprio futuro professionale.

Il documento è stato redatto dal Collegio Docenti, adottato dal Consiglio di Istituto e inserito nel POF.

Normativa di riferimento

Prot. n°4089 del 15 giugno 2010

Legge Nazionale 8 ottobre 2010 n° 170

Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012

 

Iter di accoglienza e ruoli dei soggetti coinvolti

Dirigente scolastico

Colloqui preliminari con genitori e specialisti.

Ricezione e custodia della documentazione.

Coordinatore di classe

Condivisione documentazione e presentazione del caso   al Consiglio di Classe.

Docenti della classe

Presa d’atto della diagnosi e osservazione   sistematica.

Coordinatore di classe

Stesura PDP.

Docenti della classe, genitori e alunno

Condivisione e sottoscrizione del PDP.

Docenti della classe

Messa in atto di una didattica compensativa.

Referente B.E.S.

Verifiche periodiche con i docenti.

Coordinatore di classe

Colloqui con specialisti.

Dopo aver conosciuto l’alunno attraverso un colloquio preliminare con la  famiglia e  aver ricevuto dalla stessa la relativa documentazione (relazione clinica, diagnosi, certificazione), il Dirigente Scolastico e il referente B.E.S., informa il CdC del caso e condivide  le prime strategie per ottimizzare il percorso scolastico, confrontandosi con l’equipe psicopedagogica.

Mentre si affida al coordinatore di classe la stesura del Piano Didattico Personalizzato, che deve essere ovviamente  coerente con il contenuto della diagnosi e ultimato entro il primo trimestre, i docenti sono chiamati a osservare l’alunno non solo da un punto di vista meramente didattico, ma anche cogliendo sfumature significative nelle relazioni interpersonali e nell’osservanza delle regole condivise. Inoltre, occorre vigilare affinché il gruppo classe rispetti i tempi di apprendimento dell’alunno e accetti le premure degli insegnanti nei confronti di eventuali richieste da parte di chi ha bisogno. È auspicabile quindi valorizzare la classe come risorsa, stimolando e privilegiando la collaborazione e la cooperazione tra compagni.

A necessità e in qualsiasi momento dell’anno scolastico, ciascun docente può proporre al Dirigente Scolastico di incontrare la famiglia. In tal caso le insegnanti si accordano nel presenziare al colloquio, in  rappresentanza del CdC, in modo tale da fornire una visione organica e il più omogenea possibile della situazione.

Una volta definiti i particolari del PDP, il coordinatore di classe contatta la famiglia e ne consegna una copia chiedendo di leggerla con cura e mettendosi a disposizione per eventuali chiarimenti. All’atto della sottoscrizione da parte della famiglia, il PDP viene depositato in Direzione e allegato al fascicolo personale dell’alunno.

Riassumendo, indipendentemente dal ruolo che ciascuno riveste nel CdC, il Dirigente chiede a tutti i docenti di:

ü  leggere con attenzione la documentazione rilasciata in Direzione, garantendo un atteggiamento di riservatezza nei confronti delle diagnosi personali

ü  condividere il PDP attenendovisi scrupolosamente

ü  aggiornarsi sulla normativa trasmessa dalla Direzione

ü  contribuire affinché la permanenza dell’alunno nella nostra scuola sia costruttiva e serena per tutti.

In ogni seduta del Collegio Docenti e anche se non previsto dall’ordine del giorno, il Dirigente Scolastico  e il referente B.E.S. chiedono  ai coordinatori di classe un aggiornamento dei singoli casi e intervengono qualora il PDP non venisse rispettato da una delle parti contraenti.

Periodicamente e a seconda della disponibilità da parte dell’ente certificatore, il coordinatore di classe concorda un incontro con lo specialista di riferimento così da condividere il percorso intrapreso e ricevere suggerimenti ed indicazioni sul modo migliore per continuare.

 

Quando non c’è ancora una diagnosi (con particolare riferimento ai casi DSA)

 Non sempre l’incipit del protocollo di accoglienza coincide con la segnalazione del caso da parte della famiglia; a volte l’iter parte prima di una vera diagnosi, quando in un allievo i docenti osservano difficoltà didattiche persistenti e sistematiche che si consolidano via via anche a fronte di un impegno scolastico significativo. Può capitare, infatti, che in alcuni soggetti lo sviluppo delle abilità di base sia disarmonico e non soddisfi pienamente le aspettative nel rendimento scolastico.

In tal caso, è opportuno confrontarsi con i colleghi e con il Dirigente scolastico. Si possono, inoltre, organizzare delle prove collettive di facile somministrazione con l'aiuto di un esperto della nostra equipe psico- pedagogica, in casistica DSA ed esaminare il materiale raccolto. Se i dubbi sono confermati è necessario invitare la famiglia a richiedere un appuntamento in un Centro specializzato per la valutazione dei DSA; in maniera congiunta i docenti compilano la “scheda di richiesta di intervento”, in cui si precisano agli specialisti  i dubbi riscontrati nei vari ambiti disciplinari, e la consegnano ai genitori.

Nel frattempo i docenti osservano con discrezione l’alunno e cercano di contenere l’eventuale disagio che il periodo di indagine diagnostica può suscitare.

Essendo la scuola ripartita in tre ordini diversi (Infanzia, Primaria e Secondaria di primo grado), l’osservazione e la segnalazione di un dubbio può avvenire “in verticale” a seconda dell’età di scolarizzazione del bambino. Nel prevenire con tempestività l’individuazione di difficoltà oggettive, si procede con una prima fase di potenziamento in cui si mettono in atto strategie mirate a sondare se tali difficoltà non siano semplicemente momenti transitori di debolezza in cui il bambino ha solo bisogno di essere sostenuto e guidato verso l’acquisizione di quelle competenze di cui non ha ancora pienamente raggiunto il consolidamento.  In tale fase si cerca di individuare i processi cognitivi che sottendono all’errore stesso.

Per una rilevazione tempestiva di difficoltà di apprendimento, i docenti:

nella scuola dell’infanzia

  • evidenziano eventuali difficoltà fonetiche
  • privilegiano l’attenzione dei bambini nelle comprensioni di ascolto
  • favoriscono giochi di coordinazione motoria e discriminazione  visiva
  • osservano se la manualità si affina in maniera armonica all’età evolutiva
  • promuovono attività di conteggio, ordinamento di grandezze e quantità

nella scuola primaria

  • utilizzano di strategie di compenso come controprova di un disturbo effettivo
  • contengono il disagio con proposte didattiche più flessibili e gratificazioni finalizzate a contrastare questi primi insuccessi mantenendo così alta l’autostima
  • lasciano a ciascuno tempi adeguati per l’esecuzione del lavoro attuando misure dispensative
  • incentivano l’autonomia dotando l’alunno di materiale di supporto

nella scuola secondaria di primo grado

  • evitano esercizi ripetitivi per il recupero
  • favoriscono l’utilizzo autonomo degli strumenti
  • condividono con delicatezza la difficoltà con il soggetto stesso

Per i bambini di 5 anni, prossimi all’inserimento nella Scuola Primaria, viene proposto uno screening a cura di una logopedista interna per indagare sulla presenza dei prerequisiti alla base degli apprendimenti per la letto - scrittura.

Protocollo di accoglienza per alunni Bisogni Educativi Speciali (in formato PDF)